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La stretta relazione che unisce il principio dell’arte a quello imprescindibile di libertà può essere ecosostenibile: lo dimostrano Matteo Negrin, musicista, e Fabrizio Vespa, deejay, speaker, giornalista e scrittore. I due torinesi si sono inseriti, con la loro Associazione Culturale Glocal Sounds (www.glocalsounds.it), nel calendario eventi della Reggia di Venaria Reale (Torino) nel contesto di quelle “Domeniche da Re” che hanno animato e continueranno ad animare gli incantevoli scenari dei Giardini con performance e spettacoli di natura varia durante i giorni festivi da Aprile fino a Settembre. In occasione delle celebrazioni per il 25 Aprile hanno proposto al pubblico i loro “Accoppiamenti giudiziosi”, che miravano a fondere diversi linguaggi artistici tra avanguardia e tradizione, in un grande spettacolo all’aperto a partire dalle 15:00 fino alle 19:00 circa.
Glocal Sounds nasce nel 2010 come concept album (“Glocal Sound. Piano works”, Sounday) composto da brani interamente scritti, arrangiati e diretti da Matteo Negrin con lo scopo di dare voce a quel complesso rappresentativo di realtà, globali e locali al tempo stesso, che è il quartiere di San Salvario a Torino, tra il Parco del Valentino sul Lungo Po e la stazione ferroviaria di Porta Nuova. Proprio in quelle strette vie dove la tradizione ha incontrato la globalizzazione, dove colori e sonorità multietniche si sono fusi con uno spirito comune che ha scelto spontaneamente, negli anni, di contemplare la diversità come stadio inevitabile ma essenziale della rinascita culturale di una città sempre più multietnica e in bilico fra vecchie e nuove identità, sorge l’idea di una cultura “a km 0”. «Glocal Sound 2010 – spiega Negrin - è un progetto interamente concepito e prodotto in San Salvario; la prima traccia del cd, “Lacrime di Giulietta” è diventato un video di matrice ecologista nato come esperimento di animazione su pentagramma, un “music painting” che in poche settimane ha spopolato su youtube; così si è formata una squadra che non a caso abbiamo deciso di chiamare Glocal Sounds. Partendo dal presupposto che, con l’aiuto di piccoli grandi accorgimenti, invertire un percorso economico è possibile: invece di spostare materialmente forza lavoro cercando talenti, come spesso accade, dall’altra parte del mondo, investiamo su quelli che abbiamo, riducendo al minimo le emissioni di CO2. Il primo grande traguardo è stato il debutto, nell’estate 2011, del Festival Internazionale a Km0, sostenuto e promosso da Slowfood Torino e dal progetto comunale di bike sharing Tobike. Tre giorni di musica (15, 16, 17 Luglio) proprio nel cuore di San Salvario, al Parco del Valentino; e 37.000 Km annullati da artisti stranieri che provengono, sì, da nove Paesi del mondo, ma che hanno scelto Torino come città adottiva. “Glocal Sound” è diventato anche un programma radiofonico (diretto da Negrin) che si concentra sulle sonorità meticcie e le nuove tendenze della musica web, senza dimenticare il tema della salvaguardia ambientale (www.gruradio.it).
Principio fondamentale è che laddove esiste la comunicazione, laddove le barriere vengono realmente abbattute, i linguaggi finiscono per somigliarsi, le ideologie possono fondersi e la diversità diventare un punto di forza. Ecco perché Glocal Sounds, che già ha stretto un sodalizio con Slow food, Eataly Torino e la cooperativa Terra Solare in una “due giorni” di informazione sull’ecosostenibilità (2-3 Marzo 2012), ha scelto, per lo scorso 25 Aprile, la via del libero dialogo tra arti. In location rigorosamente alimentate da impianti fotovoltaici a cura della Cooperativa Terra del Fuoco si sono esibiti due poeti, un chitarrista, un fisarmonicista, una violinista, un cantautore, due fachiri, un contrabbassista e un ballerino, che «hanno tracciato un percorso – ricorda Vespa - nei giardini immensi, labirintici e bellissimi della Venaria; in questo modo l’artista diventa, per il visitatore, un incentivo alla scoperta, un intrattenimento e una guida». Così nel parco alto, fra gli alberi e le panchine del “Boschetto della Musica” si esibiscono il “commodoro” Andrea Gattico e la violinista Mayumi Suzuki; a pochi passi, proprio al centro dell’“Allea Reale”, lo stesso Matteo Negrin, il “chitarrista gitano”, come viene definito, accompagna le parole del poeta Guido Catalano; il fachiro Paolo Latorre e il fisarmonicista Matteo Castellan allietano i più piccoli nel “Patio dei Giardini”. Il ballerino Raffaele Irace danza sulle note delle poesie di Alessandra Racca, che ritta, nel centro del “Parco delle Rose”, declama alcuni dei suoi versi. I suggestivi resti della “Fontana d’Ercole” fanno da sfondo allo sputa fuoco Marco Pianelli Ochner e al contrabbasso di Marco Piccirillo. Tutti loro, insieme, hanno la forza vorticosa ed elettrizzante dell’arte, che ferma il tempo, ma simultaneamente e paradossalmente è capace di rievocane sapori passati: in quelle cornici splendidamente sei-settecentesche non stonano le note sfrenate del duetto Gattico-Suzuki (violino e tastiera), che coinvolgono e divertono il pubblico con la loro “Tarantella Aia Sassa”; come non stonano la “Poesia senza risposte” di Alessandra Racca (“Ma dove ti assomiglia il mondo?/nel piede che trema impaziente, nel bacio/ nella mano nascosta del piacere o in quella della stretta di mano?”) e il corpo di Raffaele Irace che ne raccoglie le parole e pare restituircele in movimento; e decisamente, la musica di Matteo Negrin su “Teniamoci stretti che c’è vento forte” di Guido Catalano (“Teniamoci stretti che c’è vento forte/ che ci porta via/ teniamoci stretti facciamoci stretti/ bellezza mia/ abbracciamoci coi bracci/ aggambiamoci con le gambe”) fanno in fretta ad armonizzarsi con i giardini all’inglese e il lungo viale dell’allea; i giochi di fuoco e fachirismo di Paolo Latorre e Marco Pianelli Ochner ( che a partire dal 1995 fondono teatro di strada e clownerie dando vita ai “Fratelli Ochner”) si incontrano e si sposano perfettamente con la fisarmonica di un magistrale Matteo Castellan ed il contrabbasso suggestivo di Marco Piccirillo. In “Domeniche da Re” come queste la Reggia di Venaria, patrimonio dell’UNESCO riaperto al pubblico solo nel 2007 dopo imponenti e necessari lavori di restauro durati otto anni, rivive. Con tutte le sue bellezze architettoniche dall’inestimabile valore storico e i suoi 80 ettari di prati, fiori, fontane, orti, frutteti e aiuole.
«Abbiamo cercato – sottolinea Vespa – di proporre un modello di spettacolo alternativo, in linea con le nostre ideologie e grazie al prezioso contributo di artisti dinamici, abituati a muoversi insieme collaborando spesso tra loro. Glocal Sound rappresenta proprio questo: un modello atipico e alternativo allo spettacolo, che va di pari passo con il tentativo di andare contro tendenza, modificando l’approccio al sistema con cui sono state fatte le cose; abbiamo intrapreso tutti, chi in un modo, chi in un altro, un percorso di liberazione, di resistenza alle vecchie logiche. A volte è con i piccoli segnali che si cambia il corso degli eventi» . E noi ci auguriamo che gli “accoppiamenti” siano sempre più “temerari”, diffusi e contagiosi nel loro “giudizio”; ci aspettiamo che l’arte continui a trascinarci dentro l’espressione, nella parola, nel suono, nel movimento, in un vertiginoso viaggio immaginato o reale. Se possibile, a Kilometro Zero.
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